Hideo Kojima, il lavoro con Kojima Productions e l’addio a Konami

Hideo Kojima: il videogioco d’autore e l’esperienza da indipendente

Hideo Kojima si prepara a lanciare il suo primo titolo da indipendente.

Deatah Stranding è infatti il primo gioco dove Kojima ha lavorato in modo autonomo, sotto l’ala di Sony, ma con uno studio da lui realizzato e lontano da Konami.

L’autore della saga di Metal Gear, caposaldo del mondo dei videogiochi, si è trovato a muoversi in solitaria dopo l’addio a Konami.

Al momento della rottura aveva 53, un momento che definisce, “un’età in cui uno si potrebbe anche ritirare”.

“I miei familiari erano contrari all’idea di stabilire un nuovo studio. Ero un tizio di mezza età, non avevo molti soldi o proprietà particolare e mi ritrovavo praticamente da solo a dire di voler fare un gioco a mondo aperto”.

Il sogno di Kojima sembrava impossibile.

Il suo progetto era infatti estremamente ambizioso per un piccolo studio e l’assenza di Konami alle spalle, che in passato gli ha lasciato comunque molto spazio per portare avanti le sue idee, si è fatta sentire.

“La ragione di questo è che non c’è stato un singolo game designer famoso che sia riuscito ad avere grande successo una volta messosi in proprio”, ha spiegato Kojima sulle pagine di Famitsu.

 

Kojima Productions e i problemi di finanziamento

“Anche quando andavo in banca, non potevo avere soldi in prestito. Dicevano Sappiamo che sei conosciuto, ma non hai al momento alcun risultato concreto, questo è il tipo di paese che è il Giappone”.

A quanto pare però, Kojima ha trovato una persona appassionata dei suoi lavori, proprio all’interno del mondo bancario.

Questo contatto gli ha permesso di ottenere la fiducia necessaria per partire con il suo progetto che, oggi, si è trasformato in uno dei videogiochi più attesi e discussi del momento.

Nonostante i dissapori, Hideo non manca di ringrazia Konami che gli ha permesso di arrivare dove è oggi e di portare avanti una delle saghe più importanti della storia dei videogiochi:

“La ragione per cui sono diventato quello che sono è perché per trent’anni sono stato in Konami”, ha affermato, “Sono grato a Konami e non posso rinnegare questo legame”.