Kenseiden – Master System

  • Presentazione
  • Grafica
  • Sonoro
  • Giocabilità
  • Longevità

Kenseiden poteva diventare uno dei titoli più apprezzati su Master System ma finì per essere dimenticato molto in fretta a causa della difficoltà estrema. La quindicina di livelli che formavano il gioco, un action game con influenze adventure, andavano attraversati tutti senza alcun salvataggio né password. Visto che perdere la partita e ricominciare era la prassi, in pochi ebbero la pazienza di perseverare.

KenseidenEd è un vero peccato, visto che graficamente reggeva il confronto con la produzione iniziale delle console a 16 bit (tipo il Mega Drive). La definizione e le dimensioni dei personaggi, il dettaglio dei fondali e la cura nel sonoro erano superiori alla media per il 1988. Anche il gameplay, basato sul classico duo “salta e combatti” si prestava piuttosto bene alle mode del periodo, concentrate su piattaforme e giochi d’azione.

Hayato, il samurai protagonista, doveva attraversare il Giappone feudale alla ricerca delle pergamene sacre rubate dal signore dei demoni. Poteva farlo solo superando una serie di scenari molto tetri come presentazione e ripieni di pericoli, armato dell’immancabile spada. Le influenze da altri generi arrivavano dalla possibilità di esplorare liberamente alcuni livelli e dagli enigmi, ovviamente di natura arcade.

KenseidenMa era l’ottima realizzazione a creare la giusta atmosfera attorno al goco, rinforzata dalle colonne sonore orientali. Peccato che la difficoltà estrema spingesse a desistere dopo pochi tentativi, o imparare a memoria certi passaggi. Già ai tempi dell’uscita ci furono chiare perplessità su Kenseiden, malgrado il forte impatto iniziale offerto da grafica e sonoro. Con una maggiore varietà e un sistema di salvataggio decente poteva diventare un autentico classico.

Invece, finì per sparire con altri titoli visti su Master System nei primi anni di vita della console quando Sega le stava tentando tutte per ostacolare Nintendo. In questo caso, fallì per pochi e gravi difetti visto che tecnicamente il lavoro svolto era molto buono e l’ambientazione piuttosto originale. Kenseiden avrebbe meritato una seconda possibilità attraverso un sequel o su altri formati, ma non è stato così.

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