Knight Quest – Gameboy

  • PRESENTAZIONE
  • GRAFICA
  • SONORO
  • GIOCABILITA'
  • LONGEVITA'

Un guerriero portatile

Knight Quest è un titolo per gameboy uscito nel 1992 e prodotto da Taito. Conservando lo stile classico dei jrpg dell’epoca, porta alcuni elementi di innovazione che lo rendono un titolo valido, se pur facente parte di una nicchia di genere.

Portando avanti una storia piuttosto classica, con la tipica principessa e un po’ di nemici da martoriare, il titolo si eleva però nel gameplay e nella portabilità per un videogioco e un gameplay che avremmo potuto vedere, all’epoca, solamente su console.

Il gioco vanta una mappa liberamente esplorabile che ci porterà verso inevitabili combattimenti a turni (con avversari visibili su mappa, non casuali). Il personaggio ha la possibilità di effettuare numerosi attacchi diversi, fin dalle prime fasi di gioco, creando così un sistema molto strategico e divertente da gestire, in pieno stile Final Fantasy.

Sono poi presenti npc e villaggi dove curarsi, acquistare oggetti, soggiornare presso locande. L’open world di gioco non stanca e rimane divertente anche col passare di molti anni.

Estetica retro, per palati fini

Lo stile grafico è quello dell’era gameboy, al giorno d’oggi risulta molto piacevole, (pensiamo solo ai titoli moderni che si rifanno a questi stilemi). La grafica non eccelle ma fa degnamente il suo lavoro mostrando personaggi belli da vedere e tutto in maniera chiara. La parte del leone va alla direzione artistica che porta avanti un mondo fantasy molto caratterizzato e ispirato, ben distinguibile dalla concorrenza e capace di rimanere impresso, in particolare per quanto riguarda il design specifico dei mostri che affronteremo nelle nostre battaglie.

Sonoro da Gameboy

Per quanto riguarda il sonoro siamo sullo standard, la piattaforma in sé non ha mai offerto niente di particolare per le orecchie, parliamo di suoni carini e musiche orecchiabili e mai fastidiose.

Il gioco però arriva come una ventata di aria fresca nel mondo jrpg e diventa così un’esperienza di nicchia che un buon retrogamer non dovrebbe lasciarsi scappare!