Marble Madness – Arcade

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  • Grafica
  • Sonoro
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Marble Madness resta uno dei giochi più originali della storia, tra i più odiati e insieme più famosi dell’intero settore videogame. Tutto questo grazie all’idea geniale di Mark Cerny, lo stesso sviluppatore che oggi collabora con Sony alla produzione di titoli per PlayStation. Ai tempi, nel 1984, era un dipendente Atari e pensò bene di lasciare il segno realizzando un coin-op concentrato sulla fisica e sull’abilità manuale dei giocatori.

Marble MadnessLa sfera protagonista doveva attraversare, entro un ristretto tempo limite, una manciata di livelli rappresentati con una prospettiva isometrica e ripieni di pericoli. Bastava un singolo salto troppo avventato per perdere una “vita” anche se in realtà si trattava di tentativi ripetuti finché c’era ancora del tempo a disposizione. La precarietà dei comandi era aumentata a dismisura dall’uso di una trackball, cioé una sfera rotante al posto del classico joystick.

Il tutto risultava tremendamente complicato e imprevedibile soprattutto all’inizio, quando sembrava impossibile guidare in modo preciso la nostra pallina. Ma la cura spesa nella grafica, e il realismo nei movimenti della sfera, erano qualcosa di molto interessante per l’epoca. In mezzo ai giochi di azione che dominavano le scene già ai tempi, Marble Madness mostrava picchi di originalità insospettabili.

Marble MadnessC’era il problema della difficoltà totalmente sbilanciata, anche all’interno di un singolo labirinto. Alcuni ostacoli, infatti, si potevano superare solo andando alla cieca e sperando per il meglio visto che il limite di tempo era molto punitivo. Proprio la difficoltà, e il numero di livelli limitato, finirono per creare una formula vincente per chi cercava un alto livello di sfida.

Il successo ottenuto in sala giochi, per poco tempo, aprì a Marble Madness la strada delle conversioni su computer e console dell’epoca, tutte più o meno fedeli all’originale (non che ci volesse molto). Pur essendo quasi dimenticato ai giorni nostri, si ritrova regolarmente nei tanti puzzle game che ne riprendono le meccaniche. Ciò dimostra che l’idea di base non solo era vincente, ma anche molto avanti sui tempi.

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