Rocky – Master System

  • Presentazione
  • Grafica
  • Sonoro
  • Giocabilità
  • Longevità

Rocky per Master System è stato un’altra vittima delle spese folli tipiche del periodo (gli anni ’80) per ottenere le licenze sui successi del grande schermo. Probabilmente, Sega aveva già esaurito il budget nell’acquisto dei nomi di personaggi e ambientazione, riducendo le risorse dedicate allo sviluppo del gioco. Non si spiega altrimenti un titolo che, grafica a parte, viene riconosciuto tra i peggiori esponenti del genere boxe.

rocky-master-system1I problemi arrivavano ancor prima di iniziare l’incontro, in una fase di allenamento obbligatoria e troppo lunga in cui dovevamo “potenziare” lo stesso Rocky. Grazie al pessimo tempismo dei comandi, superarla era una questione di pura e semplice fortuna, annoiando il giocatore ancor prima che fosse salito sul ring. Una pessima idea che poteva funzionare rendendo questa fase facoltativa (o come semplice intermezzo).

Iniziato il match, i fastidi si spostavano sui comandi dato che il movimento del nostro pugile era limitato ai pugni mentre lo spostamento laterale quasi totalmente predefinito. Considerate le collisioni precarie tra personaggi, era difficile capire come e quando sferrare un pugno, men che meno pianificare i movimenti evasivi. L’azione appariva così estremamente caotica a noiosa, anche per l’unica inquadratura a schermo fisso.

rocky-master-system2Non bastassero i difetti già elencati, aveva pochissimo della serie vista al cinema (in teoria si ispirava a Rocky IV) e l’assente illustre era la celebre colonna sonora. Senza dubbio, Sega aveva esaurito i fondi prima di arrivare a contrattare le licenze sulla parte audio. Un’occasione sprecata, anche perché gli avversari erano pochi e le modalità solo due: mini-carriera o testa a testa con un altro giocatore.

Dimenticato da tutti per buone ragioni, Rocky riusciva a difendersi solo nel dettaglio grafico tuttora accettabile soprattutto nei pugili. Ma era troppo poco per farne un buon titolo, soprattutto in relazione al nome che aveva in copertina. Senza volerlo, confermò la pessima carriera di Sylvester Stallone nei videogame, costellata da pochissime buone uscite nell’arco di molti anni.