The Secret of Monkey Island – PC

  • Presentazione
  • Grafica
  • Sonoro
  • Giocabilità
  • Longevità

The Secret of Monkey Island diede inizio all’invasione di avventure grafiche dei primi anni ’90 e alla corsa al PC come macchina da gioco e non solo strumento di lavoro. Più avanti sarebbero arrivati gli sparatutto grazie a Doom, ma fu questo titolo a unire le parole “divertimento” e “computer” come pochi altri avevano fatto prima. Merito del geniio di Ron Gilbert e degli sviluppatori targati Lucasfilm che realizzarono uno dei migliori videogame della storia.

The Secret of Monkey IslandL’ambientazione piratesca, ironica viste quante copie illegali circolavano, era originale per l’epoca e presentata in maniera sublime. Dalle musiche a tema, passando per il design in stile fumetto della grafica, arrivando all’umorismo sfrenato: niente era lascito al caso. La struttura di gioco era la stessa dei precedenti successi in campo adventure targati Lucas, come ad esempio Maniac Mansion: esplorare, parlare e risolvere enigmi.

Rispetto ai predecessori, The Secret of Monkey Island puntava molto di più sui dialoghi tanto che intere sezioni non venivano sbloccate se non dimostrando una certa abilità con le battute di spirito. C’erano persino duelli a colpi di offese e dialoghi inutili, ai fini della trama, inseriti semplicemente per farci ridere. Ci riuscivano quasi sempre, tranne per alcune conversazioni troppo lunghe e quindi stancanti.

The Secret of Monkey IslandGraficamente eravamo su buoni livelli ma niente di clamoroso nemmeno per il 1990, anno di pubblicazione. Più che dettaglio ed effetti speciali, praticamente assenti, colpiva l’ottima regia. Come nelle “vecchie” avventure Lucas, venivano usati stratagemmi quali i colpi di scena a interrompere il gioco in stile film e serie TV. Per questo motivo, si restava incollati allo schermo, grazie alla curiosità di scoprire come si concludeva la storia.

The Secret of Monkey Island resta molto divertente anche dopo tutti questi anni. Forse ha qualche enigma fuori logica e alcuni passaggi monotoni, ma il resto dell’avventura è talmente ben fatto da nascondere i piccoli problemi. Al di là di ogni analisi, basta tornare indietro all’epoca del lancio e all’entusiasmo di pubblico e stampa. Se le avventure grafiche sono state per qualche anno una delle categorie più seguite, il merito va tutto a questo gioco.

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