Target: Renegade – Commodore 64

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Target: Renegade, quando uscì nel 1988, sembrava un gioco per console e raccolse un buon successo grazie alla sola grafica. Oggi sembra assurdo dirlo, ma la realizzazione era talmente “avanti” da convincere all’acquisto perfino chi odiava i picchiaduro a scorrimento. Peccato che, come spesso avviene, dietro l’ottimo impatto visivo ci fosse un titolo solo discreto.

Target: RenegadeDerivato dal quasi omonimo successo arcade della Technos, era un progetto destinato solo ai computer casalinghi. Prodotto da Ocean e pubblicato sotto etichetta Image, era anche uno dei pochi titoli “originali” della celebre casa britannica. Pur essendo un sequel, infatti, non aveva nulla a che spartire con il primo episodio. Stavolta, si trattava di percorrere i livelli in stile Double Dragon, non più affrontare risse in arene chiuse.

Peccato ci fossero enormi limiti nel gameplay a partire dalle due-tre mosse disponibili, di cui metà superflue. Con così pochi attacchi, e gli stessi nemici ripetuti alla nausea, il gioco veniva a noia molto presto. Mettiamoci la solita difficoltà esagerata di quei tempi, e l’assenza del multiplayer, e vediamo perché sia ricordato solo grazie alla grafica. Quest’ultima, giova ripeterlo, andava ben oltre i limiti veri o presunti del C64.

Target: RenegadeSia i fondali, sia i personaggi, vantavano una definizione molto alta e animazioni altrettanto curate. C’erano anche tocchi di classe come lo “sguardo” animato del protagonista in fondo allo schermo. Nemmeno l’audio era da meno, benché musiche ed effetti fossero separati: o si sceglievano le prime oppure i secondi. Inutile dire che la colonna sonora aveva spesso le maggiori preferenze vista la sua buona qualità.

Target: Renegade avrebbe potuto essere un capolavoro se solo fosse stato curato di più nella giocabilità. Con altre mosse a disposizione, più varietà nei nemici e il gioco a due sarebbe arrivato ai vertici della categoria. Invece sfiorò questo piazzamento solo nella parte tecnica, ma in molti lo abbandonarono dopo un paio di partite. Anche perché, imparando vari trucchi, non ci voleva molto tempo per arrivare alla fine.

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