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Tutti i Videogiochi a Tema Dungeons & Dragons: Cinquant’anni di Avventure Digitali

Chi ha vissuto gli anni d’oro delle sale giochi e delle prime console domestiche ricorda bene quel brivido particolare: impugnare un joystick e trasformarsi in un eroe fantasy, esplorare dungeon oscuri, combattere draghi e accumulare tesori. Dungeons & Dragons non è stato soltanto il padre di tutti i giochi di ruolo da tavolo, ma ha generato una discendenza videoludica sterminata che attraversa cinque decenni di storia. Dalle prime avventure testuali su mainframe universitari fino ai titoli più recenti, il marchio D&D ha accompagnato intere generazioni di giocatori.

Le Origini: Quando i Computer Scoprirono la Magia

La storia dei videogiochi D&D inizia nel 1975 con dnd, un titolo sviluppato su sistema PLATO che gettava le basi per tutto il genere dungeon crawler. Era un’esperienza primitiva per gli standard odierni, ma conteneva già gli elementi fondamentali: esplorazione di labirinti, combattimenti e raccolta di oggetti. Da quelle prime idee nacquero giochi come Dungeon (1975) e Orthanc (1978), entrambi fortemente ispirati alle regole create da Gary Gygax e Dave Arneson.

Il primo titolo con licenza ufficiale arrivò nel 1982: Dungeons & Dragons per Intellivision, sviluppato da Mattel Electronics. Fu una piccola rivoluzione domestica. Per la prima volta, un giocatore poteva vivere un’avventura fantasy nel proprio salotto, senza bisogno di manuali, dadi e un master paziente. Il gioco prevedeva l’esplorazione di un dungeon procedurale alla ricerca di una corona, combattendo draghi e raccogliendo frecce. Semplice, certo, ma incredibilmente coinvolgente per l’epoca.

L’Era d’Oro dei Computer: SSI e la Serie Gold Box

Se c’è un nome che i veterani associano immediatamente a D&D su computer, quello è Strategic Simulations Inc. La software house californiana ottenne la licenza ufficiale nel 1987 e diede vita a quella che ancora oggi viene considerata la più fedele trasposizione digitale delle regole Advanced Dungeons & Dragons.

Pool of Radiance (1988) inaugurò la celebre serie Gold Box, destinata a diventare leggendaria. Ambientato nei Forgotten Realms, il gioco implementava le regole AD&D con una precisione maniacale: classi, razze, incantesimi, sistema THAC0… c’era tutto, tradotto in pixel e codice. A questi si aggiunsero Curse of the Azure Bonds (1989), Secret of the Silver Blades (1990) e Pools of Darkness (1991), completando una tetralogia che continua a essere apprezzata dagli appassionati.

La serie Gold Box non si limitò ai Forgotten Realms. Champions of Krynn (1990) portò i giocatori nell’ambientazione di Dragonlance, mentre Dark Sun: Shattered Lands (1993) esplorò il mondo post-apocalittico di Athas. In totale, SSI pubblicò oltre venti titoli con licenza D&D, costruendo un catalogo che rappresenta tuttora un patrimonio culturale del gaming.

Le Sale Giochi: Capcom e i Beat’em Up Fantasy

Mentre sui computer si sviluppavano RPG complessi, nelle sale giochi il marchio D&D prendeva una direzione completamente diversa. Capcom, già celebre per Final Fight e Street Fighter, applicò la sua esperienza nei beat’em up al fantasy con risultati memorabili.

Dungeons & Dragons: Tower of Doom (1993) permetteva a quattro giocatori di cooperare nei panni di guerrieri, elfi, chierici e nani, attraversando livelli spettacolari e affrontando boss imponenti. Il sistema di magia e oggetti aggiungeva profondità strategica inusuale per il genere.

Il seguito, Dungeons & Dragons: Shadow over Mystara (1996), perfezionò la formula. Sei classi giocabili, percorsi ramificati, equipaggiamento personalizzabile e un bestiario ricchissimo ne fecero uno dei migliori arcade fantasy di sempre. Chi ha avuto la fortuna di giocarlo in sala ricorda ancora l’adrenalina delle battaglie contro il drago rosso o il temibile Synn. Entrambi i titoli sono stati riproposti nella raccolta Dungeons & Dragons: Chronicles of Mystara (2013), disponibile su piattaforme moderne.

La Rivoluzione 3D: Da Baldur’s Gate a Neverwinter Nights

Il 1998 segnò un punto di svolta epocale. BioWare, studio canadese fino ad allora poco conosciuto, pubblicò Baldur’s Gate per PC, ridefinendo per sempre il concetto di RPG occidentale. Basato sul motore Infinity Engine e sulle regole AD&D 2nd Edition, il gioco offriva una libertà narrativa e una profondità mai viste prima. La storia di Gorion’s Ward, dalla Candlekeep fino allo scontro con Sarevok, conquistò milioni di giocatori.

Baldur’s Gate II: Shadows of Amn (2000) alzò ulteriormente l’asticella, introducendo il villain Jon Irenicus (doppiato magistralmente da David Warner) e una trama matura e sfaccettata. Per molti, rimane il miglior RPG mai realizzato.

Parallelamente, Black Isle Studios contribuiva con capolavori come Planescape: Torment (1999), ambientato nell’omonima dimensione cosmopolita e caratterizzato da una scrittura letteraria che poneva domande filosofiche profonde: “Cos’è che può cambiare la natura di un uomo?”.

Icewind Dale (2000) e il suo seguito offrirono invece un’esperienza più orientata al combattimento tattico, ambientata nelle gelide terre del Nord dei Forgotten Realms.

Con Neverwinter Nights (2002), BioWare introdusse il 3D e soprattutto un potentissimo editor che permetteva ai giocatori di creare le proprie avventure. Nacquero comunità dedicate che producevano moduli di qualità pari o superiore a quelli ufficiali, estendendo la vita del gioco per oltre un decennio.

Gli Anni Duemila: Alti e Bassi

Il nuovo millennio portò risultati altalenanti. Baldur’s Gate: Dark Alliance (2001) per console propose un approccio action-RPG apprezzato dal pubblico, così come il sequel del 2004. Obsidian Entertainment raccolse l’eredità di Black Isle con Neverwinter Nights 2 (2006), espandendo le meccaniche del predecessore.

Dungeons & Dragons Online (2006) tentò la via del MMORPG con discreto successo, distinguendosi per il sistema di combattimento action-oriented. Ancora oggi il gioco è attivo con una comunità fedele.

Non mancarono però i passi falsi. Dungeons & Dragons: Daggerdale (2011) deluse critica e pubblico con un gameplay ripetitivo e una realizzazione tecnica mediocre. Il marchio sembrava aver perso lo smalto videoludico dei tempi d’oro.

Il Rinascimento: Baldur’s Gate III e Oltre

L’annuncio di Baldur’s Gate III da parte di Larian Studios nel 2019 generò aspettative enormi, e il rilascio completo nel 2023 le superò ampiamente. Basato sulle regole D&D 5th Edition, il gioco di Larian ha conquistato critica e pubblico, vincendo praticamente ogni premio disponibile e riportando il marchio ai vertici del gaming mondiale.

La struttura aperta, il sistema di scelte con effetti concreti sulla storia, la qualità tecnica e la modalità cooperativa hanno contribuito al successo di Baldur’s Gate III. I risultati commerciali hanno superato le aspettative, confermando l’interesse del pubblico per RPG complessi e fortemente orientati alla narrazione.

Parallelamente, Solasta: Crown of the Magister (2021) ha offerto un’interpretazione più tattica delle regole 5E, mentre titoli come Idle Champions of the Forgotten Realms (2017) hanno esplorato il genere idle/clicker.

Un Lascito Inestimabile

Dai terminali PLATO ai PC gaming di ultima generazione, Dungeons & Dragons ha attraversato mezzo secolo di evoluzione tecnologica senza mai perdere la sua essenza: il piacere dell’avventura, la soddisfazione di costruire un personaggio, l’emozione di esplorare mondi fantastici.

Per i nostalgici, riscoprire titoli come Pool of Radiance o Baldur’s Gate significa rivivere emozioni sedimentate nel tempo, rispolverare ricordi di pomeriggi passati davanti al monitor. Per i nuovi giocatori, rappresentano una finestra su un’epoca in cui i limiti tecnici venivano compensati dalla creatività e dalla passione degli sviluppatori.

La storia dei videogiochi D&D non è conclusa. Con il successo straordinario di Baldur’s Gate III, il futuro promette nuove avventure digitali. Ma qualunque direzione prenderà il marchio, le sue radici rimarranno saldamente piantate in quel terreno fertile dove pixel e immaginazione si incontrano per creare magia.

I commenti del pubblico

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