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Baldur’s Gate – Il primo capitolo della saga BioWare

Un viaggio nella Costa della Spada, tra Dungeons & Dragons e narrazione epica

Chi c’era alla fine degli anni Novanta ricorda bene un momento particolare per i giochi di ruolo su PC. Il genere sembrava aver perso slancio: i grandi nomi degli anni precedenti erano lontani e le nuove uscite faticavano a imporsi come “eventi”. Molti giocatori avevano l’impressione che il CRPG occidentale si fosse incartato, schiacciato tra meccaniche complesse poco spiegate e produzioni sempre più rare.

Poi, nel dicembre 1998, arrivò Baldur’s Gate. Non fu soltanto un successo: fu un punto di svolta. Dimostrò che esisteva ancora un pubblico enorme per i giochi di ruolo classici, a patto di offrire un mondo credibile, una scrittura solida e un sistema di gioco profondo ma gestibile. Da quel momento, il genere tornò a respirare.

BioWare: da un piccolo studio a un progetto ambizioso

La storia di Baldur’s Gate è legata a doppio filo a quella di BioWare, studio canadese fondato nel 1995 da Ray Muzyka, Greg Zeschuk e Augustine Yip. I primi due, entrambi medici con una forte passione per i videogiochi, avevano lavorato anche su software in ambito sanitario prima di dedicarsi allo sviluppo di videogame, mentre Yip si occupava principalmente degli aspetti tecnici. Prima di imporsi come nome centrale nel gioco di ruolo, il team mosse i primi passi nel settore con un titolo d’azione del 1996, Shattered Steel, discreto ma non determinante.

La svolta arrivò grazie a Interplay, attraverso la sua divisione Black Isle Studios, all’epoca uno dei riferimenti per i giochi di ruolo su PC. Interplay aveva i diritti per sviluppare videogiochi ambientati in Dungeons & Dragons e cercava un team capace di realizzare un nuovo GdR per computer, con una scala e un’ambizione superiori alla media. L’accordo con BioWare portò a un progetto enorme per uno studio ancora giovane, che però aveva una visione chiara: ricreare la sensazione di una campagna da tavolo, con libertà, esplorazione e un party di personaggi credibili.

L’Infinity Engine: un motore costruito per il gioco di ruolo

Per Baldur’s Gate BioWare realizzò un motore proprietario, l’Infinity Engine, pensato per unire resa visiva e gestione tattica. La soluzione tecnica era elegante: ambienti dettagliati grazie a fondali prerenderizzati, personaggi in sprite animati e una visuale isometrica che permetteva di leggere bene lo spazio e controllare un gruppo numeroso.

L’elemento decisivo, però, non era solo estetico. Il gioco adottava combattimenti in tempo reale con pausa tattica: l’azione scorre, ma il giocatore può fermare tutto per impartire ordini, cambiare bersagli, lanciare incantesimi e riposizionare il party. È una formula che rende gli scontri gestibili anche quando diventano complessi, senza trasformare tutto in un “click-fest” caotico.

L’Infinity Engine si dimostrò così solido da diventare una base per altri titoli dell’epoca. Questo non rende Baldur’s Gate importante “solo” per ciò che racconta: lo rende anche un riferimento per come struttura e presenta un CRPG.

Forgotten Realms e le regole di Advanced Dungeons & Dragons

L’avventura è ambientata nei Forgotten Realms, un universo enorme e stratificato, con geografia, storia, divinità e fazioni costruite nel tempo e già familiari ai giocatori di Dungeons & Dragons. Il gioco non si limita a usare un nome noto: sfrutta l’ambientazione per dare densità al mondo, tra città-stato, strade insicure, organizzazioni influenti e intrighi che vanno oltre la semplice “quest del prescelto”.

Sul fronte delle regole, Baldur’s Gate adatta la seconda edizione di Advanced Dungeons & Dragons. Classi, razze, allineamenti, incantesimi e molte meccaniche sono presenti in modo riconoscibile. Certi aspetti, come il famoso THAC0 e la logica dei tiri per colpire, possono risultare ostici a chi non arriva dal tavolo, ma il gioco riesce comunque a far funzionare il sistema senza costringere il giocatore a studiare un manuale. Non semplifica fino a svuotare: traduce, e questo è uno dei suoi meriti.

La regione principale è la Costa della Spada, con Baldur’s Gate come fulcro: una metropoli commerciale dove convivono ricchi mercanti, avventurieri, criminalità e politica. È un contesto perfetto per un gioco che alterna viaggi, dungeon e tensioni sociali.

La trama: un passato da ricostruire e un conflitto che cresce

La storia inizia a Candlekeep, una biblioteca-fortezza dove il protagonista è cresciuto sotto la tutela di Gorion. L’incipit è rapido e incisivo: una fuga notturna, un’imboscata, la morte del mentore e la consapevolezza di essere improvvisamente soli in un mondo ostile. Da lì, il gioco apre gradualmente la sua trama, senza gettare addosso tutto subito, ma costruendo passo dopo passo mistero e posta in gioco.

Senza entrare in spoiler pesanti, il cuore narrativo ruota attorno ai Bhaalspawn, i figli mortali del dio del sangue Bhaal, generati prima della sua caduta durante il periodo noto come Tempo dei Disordini. Il protagonista scopre di essere uno di loro e viene trascinato in una spirale di scontri, alleanze e scelte morali, mentre sullo sfondo si sviluppa una crisi che destabilizza la regione (e non solo sul piano politico).

Uno dei punti di forza sta nel ritmo: la campagna principale ha un respiro epico, ma il gioco sa prendersi spazio per momenti più piccoli e “terreni”. Le missioni secondarie non sono un riempitivo automatico: spesso raccontano microstorie, introducono personaggi, aprono luoghi inaspettati e danno la sensazione di vivere in un mondo che esiste anche oltre il protagonista.

Compagni di viaggio: scrittura, conflitti e identità del party

Se Baldur’s Gate è rimasto nella memoria collettiva, molto dipende dai compagni reclutabili. Il party non è una lista di statistiche: è un gruppo di persone con carattere, obiettivi e contraddizioni. Non tutti sono amichevoli, non tutti sono affidabili, e soprattutto non tutti vanno d’accordo tra loro.

Minsc, il ranger berserker con il suo inseparabile Boo, è diventato un simbolo della serie per il modo in cui mescola eroismo e comicità. Ma sarebbe riduttivo fermarsi lì. Ci sono figure più controllate e pragmatiche, come Jaheira, e personaggi ambigui o apertamente sgradevoli, che però funzionano proprio perché scritti con coerenza.

La scelta dei compagni ha un impatto anche pratico: non solo in termini di ruoli e abilità, ma anche di equilibri interni. Mettere insieme personalità inconciliabili può creare attriti fino a rotture vere e proprie. È una dinamica che aggiunge spessore e obbliga a ragionare: non basta prendere “il migliore”, bisogna anche capire che tipo di gruppo si vuole costruire.

L’impatto culturale e commerciale

Il successo di Baldur’s Gate fu notevole e, per certi versi, “liberatorio” per il genere. Il gioco superò i due milioni di copie vendute a livello mondiale nei primi anni Duemila, un risultato eccezionale per un CRPG dell’epoca. Dimostrò che un gioco lungo, complesso e pieno di testo poteva vendere molto e conquistare critica e pubblico. La sua popolarità riportò i riflettori sui CRPG occidentali e aprì la strada a una nuova stagione di titoli simili.

L’espansione Tales of the Sword Coast arrivò nel 1999 con nuove aree, missioni e contenuti aggiuntivi. Ma il passaggio decisivo fu Baldur’s Gate II: Shadows of Amn nel 2000, spesso citato come uno dei vertici assoluti del gioco di ruolo su PC per scrittura, densità e qualità complessiva.

Più in generale, Baldur’s Gate contribuì a definire l’idea moderna di CRPG: party management, narrativa ramificata, combattimento tattico con pausa e un mondo che premia la curiosità. Molti giochi successivi, anche a distanza di anni, hanno ripreso quel modello, aggiornandolo senza negarne le radici.

Giocare a Baldur’s Gate oggi

Per chi volesse avvicinarsi al gioco oggi, le opzioni non mancano. Le Enhanced Edition, curate da Beamdog e pubblicate a partire dal 2012, offrono versioni aggiornate compatibili con i sistemi operativi moderni, con miglioramenti alla risoluzione, correzioni di bug e contenuti aggiuntivi. Sono disponibili su PC, console e dispositivi mobili.

Certo, avvicinarsi a Baldur’s Gate richiede una certa predisposizione. Il ritmo è più lento rispetto agli RPG contemporanei, l’interfaccia può risultare ostica a chi è abituato a soluzioni più moderne, e alcune regole di AD&D seconda edizione possono sembrare abbastanza strane. Ma per chi è disposto a investire tempo e pazienza, la ricompensa è un’avventura epica che ancora oggi riesce a catturare e appassionare.

Un’eredità che continua

A distanza di anni, Baldur’s Gate rimane un riferimento perché ha dimostrato che si poteva portare Dungeons & Dragons su PC senza trasformarlo in un sistema sterile o in una semplificazione estrema. Ha trovato un equilibrio raro: abbastanza complesso da soddisfare gli appassionati, abbastanza leggibile da accogliere nuovi giocatori.

Per chi lo visse all’uscita, rigiocarlo significa ritrovare una certa idea di fantasy e di gioco di ruolo, con i suoi tempi e la sua attenzione al dettaglio. Per chi arriva oggi, è una chiave per capire da dove nasce una parte importante del CRPG moderno e perché alcuni meccanismi “classici” continuano a funzionare.

E sì: ci sono anche momenti più leggeri e battute rimaste famose, ma la vera forza del gioco non è la nostalgia. È la solidità con cui mette insieme mondo, regole e narrazione.

 

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