Battletoads & Double Dragon – NES

  • Presentazione
  • Grafica
  • Sonoro
  • Giocabilità
  • Longevità

Battletoads & Double Dragon è un’altra di quelle produzioni tipiche dei primi anni ’90, quando arti marziali e rettili ninja erano molto popolari. Tanto più che alla regia c’erano gli studi inglesi Rare, qualche anno prima che diventassero celebri con i loro giochi di piattaforme per Nintendo 64. Questo era invece un ibrido picchiaduro/platform fatto per vendere, trattandosi sostanzialmente di uno spin-off (capitolo a parte) dell’originale Battletoads.

Battletoads & Double DragonRospi e draghi erano impegnati a salvare il mondo da un’invasione aliena facendo a pezzi l’enorme astronave responsabile. Il tutto veniva presentato secondo lo schema classico dei giochi d’azione a scorrimento, con molte variazioni sul tema. In pieno stile Rare, nessun livello era scontato come poteva sembrare. Dalle semplici scazzottate, si passava a fasi platform per arrivare a influenze sparatutto.

La varietà non mancava di certo e nemmeno la difficoltà complessiva, altra mania di Rare in quei tempi. Più che altro, essendo già il 1993, mancavano grafica e sonoro al passo coi tempi. Il buon vecchio NES aveva quasi dieci anni sulle spalle, mentre Super Nintendo e Mega Drive dominavano le scene. Un titolo come questo, così limitato tecnicamente, non poteva nemmeno competere con le due console appena citate.

Battletoads & Double DragonA parte il buon uso dei colori e la discreta caratterizzazione dei personaggi, in Battletoads & Double Dragon c’erano problemi che nessuno avrebbe potuto risolvere. Tra questi, il lampeggiare continuo della grafica nelle scene più caotiche, legato ai limiti della console. Il gameplay, per fortuna, reggeva piuttosto bene grazie al toccasana della modalità per due giocatori in contemporanea.

Dallo scarso tempismo nell’uscita si capisce perché fu relativamente raro da recuperare nei negozi (e Internet nemmeno esisteva). Ciò nonostante, ottenne un buon successo soprattutto negli USA, dove le due serie “madri” erano molto conosciute.

Per spremere qualche altra moneta dalla stesso titolo, venne riadattato sui formati a 16 bit. Più che altro, è curioso che Rare non abbia più tentato esperimenti simili, ma forse dipende dal particolare periodo storico in cui si trovava.