Full Throttle – PC

  • Presentazione
  • Grafica
  • Sonoro
  • Giocabilità
  • Longevità

A metà anni ’90, Full Throttle veniva usato dai negozi di computer per vendere i nuovi PC semplicemente lasciando giocare le fasi iniziali. La sola grafica, ai tempi, rendeva il titolo Lucas molto simile a un cartone animato interattivo. La scelta di colori, la qualità delle animazioni e l’ottimo doppiaggio erano la ciliegina sulla torta: difficile passarci davanti senza essere “catturati” dallo schermo.

Full ThrottleParliamo di un’altra avventura grafica firmata LucasArts, uscita nel 1995 e tra le ultime in assoluto in arrivo dal duo Ron Gilbert/Tim Schafer. Il tocco magico era quello di sempre, e l’atmosfera spettacolare, ma nel gameplay lasciava sul terreno diversi elementi apprezzati nei predecessori. Era chiara la volontà, da parte del team creativo, di semplificare i puzzle a favore dello spettacolo riducendo le parti davvero giocate.

L’ambientazione era futuristico-alternativa e ispirata al mondo dei motociclisti americani. Dovevamo risolvere un complotto ai danni del protagonista, lo scorbutico capo dei Polecats. Potevamo farlo solo risolvendo enigmi e parlando con altre persone, come sempre per questa categoria, ma anche affrontando alcuni minigiochi arcade. Questi ultimi si svolgevano perlopiù a bordo della nostra moto, ma erano abbastanza inutili sia come realizzazione che come appeal.

Full ThrottleIl cuore di Full Throttle stava tutto nella storia e nei personaggi, studiati benissimo e caratterizzati ancora meglio. Quasi ogni sequenza era uno spasso come colpi di scena e protagonisti, mentre la difficoltà ridotta permetteva a chiunque di andare avanti. Anche troppo, dato che si finiva l’intera avventura in pochi giorni senza tanti problemi.

C’era anche la questione “tempismo” a rovinare i piani della casa madre. Full Throttle uscì proprio quando le avventure grafiche stavano iniziando a stufare e mentre il 3D iniziava a emergere. L’ennesimo titolo in grafica bitmap non faceva più notizia e infatti raccolse meno successi di quanto avrebbe meritato. Ma resta un classico per i suoi tocchi di classe: dalla colonna sonora cantata all’humour “nero” passando per il design davvero unico.

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