Green Beret – Arcade

  • Presentazione
  • Grafica
  • Sonoro
  • Giocabilità
  • Longevità

Dopo trent’annni dalla sua uscita, Green Beret resta uno dei giochi più difficili della storia e quindi tra i preferiti dei veri “hardcore gamer”. Fu, esagerando, il precursore di serie come Metal Gear visto che ci mandava dietro le linee nemiche armati solo di coltello (e che arrivava dallo stesso produttore Konami). Ma qui si trattava solo di combattere, cercando di restare vivi qualche secondo in più: abbiamo già detto che era molto difficile?

Green BeretNel 1985, quando uscì, la propaganda USA/URSS andava per la maggiore anche nei videogame. Da qui la necessità di promuovere la bandiera americana e tutto ciò che rappresenta, visto che il mondo occidentale era il pubblico di riferimento per i videogiochi. Green Beret ci metteva nei panni del classico soldato a stelle e strisce con la missione di liberare alcuni prigionieri dell’armata rossa.

Per riuscirci, serviva soprattutto molta pazienza e un attento studio dei livelli per memorizzare le “ondate” nemiche. Green Beret non faceva sconti a nessuno: un contatto di troppo con il nemico ed era stop immediato alla partita, fino all’inevitabile Game Over. Ma, proprio per questo, andare avanti anche di un solo centimentro dava e dà tuttora grandi soddisfazioni.

Green BeretGraficamente, per quando uscì rappresentava un’ottima prova di abilità da parte Konami. Il cabinato mostrava una buona gamma di colori, un design molto azzeccato e musiche a tema. Ricordiamoci che, ai tempi, era già rivoluzionario vedere più di 10 colori su schermo nello stesso momento. Benché fosse molto frustrante e quindi assetato di gettoni, funzionava bene anche a livello di comandi premiando i più veloci con il duo joystick/pulsanti.

Più che altro, non c’era quasi nessun concorrente sul lato dei giochi d’azione a tema militare, soprattutto con influenze dai platform game. Konami aveva trovato lo spazio giusto dove inserire il suo nuovo titolo creando, in pratica, un nuovo sottogenere. Inutile dire che fu un grande successo nelle sale giochi anni ’80, grazie all’ambientazione, e tornò in seguito su tutti i maggiori formati casalinghi.

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