Lord of the Sword – Master System

  • Presentazione
  • Grafica
  • Sonoro
  • Giocabilità
  • Longevità

Lord of the Sword era un altro dei tanti cloni di Zelda (due) apparsi poco dopo l’esplosione della serie targata Nintendo come vero e proprio fenomeno. La fretta di competere con il diretto rivale Nintendo e offrire qualcosa di molto simile a uno dei suoi maggiori successi si vede in tanti aspetti del gioco. Primo fra tutti, l’assenza di un qualsiasi sistema di salvataggio che, per un action RPG, rappresenta quasi un peccato mortale.

Lord of the SwordL’ambientazione era ovviamente di tipo fantasy e l’inquadratura laterale, mentre il gameplay rappresentava uno dei primi esperimenti in materia di “free roaming”. Benché si dovessero completare sempre gli stessi eventi in sequenza, era possibile muoversi liberamente nello scenario e decidere la strada da percorrere. Un’idea particolarmente ben realizzata era quella dei dialoghi, che innescavano diversi sviluppi nella trama e sbloccavano nuove destinazioni.

Peccato che il tutto si risolvesse nell’esplorare ambientazioni molti simili tra loro affrontando nemici scarsi esteticamente e nella varietà. Se la grafica poteva essere discreta come realizzazione, non lo era sicuramente in fatto a stile restando parecchio indietro l’illustre rivale Zelda II. Per quanto riguarda l’Italia, inoltre, c’era il solito problema della lingua inglese, perfino di tipo antico, usata in tutti i dialoghi e necessaria per avanzare.

Lord of the SwordIndirettamente, Sega aveva dimostrato che per realizzare un buon action/adventure serve parecchio talento e più tempo rispetto ai giochi tradizionali. Lord of the Sword conteneva vari bug a cominciare dalle collisioni tra personaggio e nemici, arrivando a eventi che talvolta non venivano sbloccati correttamente. Considerando che non c’erano i salvataggi, rifarsi ore di gioco per questo motivo diventava una vera e propria tortura.

La poca diffusione del Master System e la grafica tutt’altro che interessante limitarono parecchio questo gioco come popolarità. Tant’è che viene ricordato solo dai fedelissimi della sfortunata console Sega, che avevano interi pomeriggi liberi da dedicargli. Gli altri, probabilmente, erano già passati al NES e si stavano divertendo molto di più con le avventure di Link.

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