Streets of Rage – Mega Drive

  • Presentazione
  • Grafica
  • Sonoro
  • Giocabilità
  • Longevità

La serie Streets of Rage ha avuto un peso enorme nello sviluppo della categoria picchiaduro durante i primi anni ’90, ma non è che fosse partita benissimo. Ai tempi, la mancanza di vera concorrenza su Mega Drive gli semplificò di parecchio la vita. Era il 1991 dopotutto, e la console Sega (pur essendo relativamente giovane) doveva già contrastare l’ascesa del rivale Super Nintendo con il suo Final Fight.

Streets of RageNon avendo questo titolo in catalogo, Sega dovette riempire da sola il vuoto che esisteva nel genere beat’em up realizzando internamente un clone dei picchiaduro più amati. Perché il primo episodio della serie Streets of Rage era sostanzialmente questo: un’imitazione dei picchiaduro più in voga nelle sale giochi. Scorrimento orizzontale, ambientazione urbana, tre personaggi selezionabili…c’erano tutti gli elementi classici della categoria.

C’era anche una colonna sonora sensazionale per l’epoca, firmata dalla superstar Yuzo Koshiro. Quest’ultimo era riuscito a riprodurre le tipiche sonorità elettroniche da discoteca sul Mega Drive, nonostante i chiari limiti hardware della console. I bassi, soprattutto, erano qualcosa di mai sentito prima, avendo un paio di casse almeno decenti collegate alla TV.

2Se l’audio resta, ancora oggi, notevole la grafica e il gameplay lasciano parecchio a desiderare. C’erano poche mosse, diversi bug visivi (collisioni errate e rallentamenti) nonché la ripetizione continua degli stessi nemici. Per fortuna c’era anche il multiplayer a due in contemporanea, che copriva buona parte di questi difetti. Vista la discreta durata generale, e la buona varietà negli scenari, giocare con un amico era sempre un’ottima prospettiva.

Come detto all’inizio fu l’assenza di concorrenti a spingere Streets of Rage, comunque un buon gioco, in cima alle classifiche del Mega Drive. In pochi mesi divenne un vero e proprio classico e diede inizio a una serie amata (e rimpianta) ancora oggi. Fu il secondo capitolo a toccare vette impensabili, mentre il terzo e ultimo riportò la serie a livelli solo discreti. L’originale, comunque, va ricordato e celebrato per la sua importanza storica.